L'ascensore. L'inferno per un insicuro. Spazio ristretto, uno specchio (spesso e volentieri) e altre persone. Con gli occhi puntati tutti su di te. Ogni minimo gesto è potenzialmente ridicolo e non c'è modo che passi inosservato. Lo stress è a livelli altissimi, come quando a Natale ti facevano salire sulla sedia per dire la poesia. Fanculo la sedia. Fanculo la poesia. Ti chiedono il piano, tu rispondi. Ci metti un attimo a capire che, nel rispondere, la tua bocca ha prodotto un suono strozzato, sgraziato, ridicolo. Era immaginabile. Cazzo. Resta immobile, non peggiorare la situazione. È evidente che in questo istante sei lo zimbello dell'ascensore. Cazzo, cazzo, cazzo. Fissa la porta, che è meglio. E spera che si sbrighi questa troia di ascensore. Fanculo 'sti architetti con la fissa dei palazzoni a ottocento piani, giuro che prima o poi mi compro una villetta a schiera. Magari nel Wisconsin. Una di quelle che si vedono nei film, col vicino serial killer. Quando, finalmente, eccola, celestiale sensazione: l''ascensore si sta fermando, è il tuo piano. Gli altri avranno un paio di piani in più per sparlare di te. Stronzi. Non li guardi e, fissando le porte che si aprono, sussurri un inconsistente arrivederci. Ti torna indietro un arrivederci tonante e sicuro di sè. Arrivederci 'sto cazzo, la prossima volta faccio le scale.
1 commenti:
Tra l'altro, avete notato che in America in ascensore si mettono sempre tutti in fila, anche se sono amicissimi (vedi tipo il Dr House), mentre noi scemotti italiani ci mettiamo -come se godessimo a metterci ancora di più in imbarazzo- in cerchio? poi uno guarda per aria, un altro impara a memoria la punta delle proprie scarpe, un altro fissa la pulsantiera come se fosse un oracolo. che imbarazzo.
tuttavia l'altro giorno si è rotto l'ascensore a casa del mio ragazzo... e vi giuro che facendo sei piani a piedi ho quasi rimpianto queste oscenità che accadono in ascensore.
Bacetti dalla
Frà.
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