lunedì 26 aprile 2010

postheadericon Le scale fanno anche bene al cuore


L'ascensore. L'inferno per un insicuro. Spazio ristretto, uno specchio (spesso e volentieri) e altre persone. Con gli occhi puntati tutti su di te. Ogni minimo gesto è potenzialmente ridicolo e non c'è modo che passi inosservato. Lo stress è a livelli altissimi, come quando a Natale ti facevano salire sulla sedia per dire la poesia. Fanculo la sedia. Fanculo la poesia. Ti chiedono il piano, tu rispondi. Ci metti un attimo a capire che, nel rispondere, la tua bocca ha prodotto un suono strozzato, sgraziato, ridicolo. Era immaginabile. Cazzo. Resta immobile, non peggiorare la situazione. È evidente che in questo istante sei lo zimbello dell'ascensore. Cazzo, cazzo, cazzo. Fissa la porta, che è meglio. E spera che si sbrighi questa troia di ascensore. Fanculo 'sti architetti con la fissa dei palazzoni a ottocento piani, giuro che prima o poi mi compro una villetta a schiera. Magari nel Wisconsin. Una di quelle che si vedono nei film, col vicino serial killer. Quando, finalmente, eccola, celestiale sensazione: l''ascensore si sta fermando, è il tuo piano. Gli altri avranno un paio di piani in più per sparlare di te. Stronzi. Non li guardi e, fissando le porte che si aprono, sussurri un inconsistente arrivederci. Ti torna indietro un arrivederci tonante e sicuro di sè. Arrivederci 'sto cazzo, la prossima volta faccio le scale.
giovedì 22 aprile 2010

postheadericon Io conoscevo al massimo l'amaro, e neanche troppo bene


Ancora oggi, a un quarto di secolo dalla mia nascita, non sono ancora del tutto sicuro che la Basilicata esista. Nonostante questa mia peraltro giustificata ignoranza, ora come ora, ho voglia di visitare la Basilicata.
La voglia di scoprire i territori lucani, in barba al senso comune che consiglierebbe di tentare altro, è nata grazie a Basilicata Coast to Coast, produzione cinematografica nostrana che ho avuto il piacere di vedere qualche sera addietro.
È sempre molto gratificante quando vai al cinema aspettandoti un film carino e poi viene fuori essere un “gioiellino”. Perchè questo non è uno di quei film che mentre lo guardi pensi: “Questo è un filmone!”; però con la sua dolcezza, la sua semplicità, un velo di poesia, e una musica sempre perfetta, ti fa invaghire, ti fa sorridere e star bene.
Può sembrare un clichè e probabilmente lo è, però il viaggio più difficile, ma anche il più appagante, è quello dentro se stessi. Un viaggio importante, che ti cambia la vita, non in maniera radicale, ma che ne cambia un po’ il sapore, può essere anche un viaggio che ti porta semplicemente dall’altra parte della tua bistrattata regione, che non per forza ti fa attraversare il mondo. Quello che è più importante in questo caso non è la metà, che è un contorno, ma è il contorno del viaggio che diventa la metà (passatemi questa forzatura).
Mi ha fatto venir voglia di partire, e di partire in maniera diversa. Ho voglia di fare un viaggio “lento”, ho voglia di vedere e vivere i posti che attraverso, non di lasciarmeli semplicemente alle spalle il prima possibile.
Quello che rende le nostre vite un po’più belle sono le emozioni, le emozioni vere, e quelle non serve andarle a cercare chissà dove; se le puoi trovare in Basilicata le puoi trovare anche dietro casa. Sempre che la Basilicata esista.
lunedì 19 aprile 2010

postheadericon Servizio Pubblico: risparmiate la pecunia


Vi proponiamo tre film da non andare a vedere (“Percy Jackson e gli dei dell'olimpo..”, “Fuori controllo”, “Gamer”) e vi spieghiamo perché.

Cominciamo con quello che abbiamo visto prima: Percy Jackson e gli dei bla bla bla.
Non so perché lo siamo andati a vedere, e dopo averlo visto la domanda sembra ancora più pertinente (forse nostalgia per la mitologia greca che da piccolo mi piaceva un casino), fatto sta che l’abbiamo visto. Per sintetizzarlo posso dire che parla di un adolescente che scopre di avere poteri sopranaturali (è figlio di Nettuno per la precisione) e, a causa della sua “situazione”, viene mandato a una scuola per ragazzi speciali come lui, da dove poi è costretto a allontanarsi per risolvere problemi più grandi della sua età. Vi ricorda qualcosa? Bè sappiate che un Harry Potter qualsiasi a questo film gli piscia in testa.
C’è tanto di negativo, ma tra le pochezze che mi hanno infastidito di più, a parte la trama, metterei la scuola. Inanzitutto, a livello di strutture, lascia molto a desiderare (mancanza di fondi tipica dell’istruzione pubblica negli USA). Non capisco perché questi ragazzi, porelli, siano costretti in delle capanne di legno e tela in mezzo al bosco. Non hanno mai letto i tre porcellini? Si sa che quel genere di strutture sono poco sicure. Inoltre, Percy a quella cavolo di scuola poteva evitare di andarci, perché è il classico esempio di uno nato imparato, il che te lo fa stare sulle palle anche di più. Nota positiva è Rosario Dawson che interpreta Persefone ninfomane. Il che è semplicemente cosa buona e giusta. Confido nell’assenza di un seguito.

Capitolo Fuori controllo. È l’unico film del trittico che non abbia a che fare con roba sopranaturale o tecnologie fantascientifiche, il che quantomeno lo rende fisicamente plausibile. E infatti, sommando tutto, è il meno peggio dei tre. È un film assolutamente inutile intendiamoci, però meno degli altri. La trama è sostenibile e il film è sviluppato sufficientemente, però niente di nuovo. Ci sono alcune cose positive come: il faccione di Mel Gibson, che è sempre da duro; la redenzione di Ray Winston, che fa il saputello saccente per tutto il film e però alla fine fa un po’di giustizia, e, ciliegina sulla torta, l’ufficio del cattivo che è veramente una bomba. Vista spettacolare, arredamento curato e ricercato. Ben servito e completo di personale professionale. Giusto sulla posizione ho un po’ da ridire. Non l’avrei collocato sopra un laboratorio nucleare, ma d’altronde, quello era il piatto della casa. Grave pecca è che Mel doveva dare molte più botte e sparare molti più proiettili. Poteva essere un nuovo “Io vi troverò”, ma è un occasione mancata.

Capitolo Gamer. Gamer è il tipico esempio di un film che è stato creato con l’intento di fare un film strano (in senso positivo), che però alla fine è risultato essere semplicemente brutto. Ma spezziamo qualche lancia a suo favore. Ad esempio Gerard Butler spacca il culo a tutti. È letteralmente una macchina da guerra. Gli contrappongono un omone nero, sadico, riempito di steroidi , che dovrebbe essere la sua nemesi, e lui lo umilia ripetutamente facendolo sembrare semplicemente un culturista pirla in preda a attacchi epilettici. Proprio non ce l’hanno fatta a rendere credibile il papà di Chris Rock nel ruolo del cattivo. Poi c’è Amber Valletta che è sempre una bella figa. Vestita da zoccola sta alla grande, che si comporta anche da zoccola tanto di cappello, che poi sia in realtà manovrata da un ciccione, molto sudato, maniaco sessuale, è tutto un altro paio di maniche, e avrei preferito non vederlo. Poi tra il capitolo: “Occasioni mancate”, c’è da annoverare la scena in cui due gemelle teenager ci mostrano le tette. Ecco io non dico che dovevano metterci due maggiorate, perché era poco credibile, però quei quattro capezzoli adolescenziali non facevano una bella impressione. Mi hanno lasciato con l’amaro in bocca e con la speranza che fossero quantomeno maggiorenni. Il resto è quello che è, una trama scontata e delle situazioni un po’troppo sopra le righe. Avevano voglia di fare un film strano e hanno fatto un film stranamente una merda.
Spero di farvi risparmiare tempo e denaro.


giovedì 15 aprile 2010

postheadericon Coincidenze

Governo polacco, quasi in tutta la sua totalità, muore in seguito ad un incidente aereo in territorio russo. Una tragica coincidenza, come quella volta che costruirono due torri sulla traiettoria di un aereo.
domenica 11 aprile 2010

postheadericon "Da bere cosa prende? ", "Del buon vino grazie!"


Gli esami si avvicinano, più o meno lentamente, e io devo studiare. Lasciamo perdere il fatto che è primavera, e studiare sembra sbagliato perfino metereoligicamente. Tralasciamo il fatto che come dicono i vecchi: gli esami non finiscono mai, perche mi sembra probabilisticamente poco plausibile oltre che crudele, ma concentriamoci sulla “storia” della mia poca voglia di studiare e sul dolore fisico che provo ogniqualvolta prendo in mano degli appunti o dei libri (e non perché pesino tanto, non faccio giurisprudenza).
Fin da ragazzino ho sempre pensato che prima o poi mi sarebbe piaciuto studiare. Piaciuto piaciuto forse no, d'altronde sono sempre stato un bambino realista. Però pensavo che l’avrei fatto con meno sforzo, speravo con meno tristezza interiore. Un po’ come pensavo che prima o poi, anche io, come mio padre, avrei guardato i telegiornali con interesse quasi spasmodico o che avrei pasteggiato con il vino senza desiderare una coca cola, facendo finta di apprezzare quel buon rosso che senza di lui la cena non è una cena.
Ecco: come è successo per i telegiornali e per il vino, la maturità non mi ha tolto il “mal di studiare”, come direbbe il nostro Eugenio che spesso il male di studiare ha incontrato (era il male di vivere lo so, ma a noi piace più così).
Quando facevo le elementari (non nel senso che facevo il manovale e le costruivo, anche perché avevo 6 anni) ero sicuro che probabilmente verso la fine delle medie/inizio liceo, avrei dovuto cominciare a mettermi sotto. Verso la fine delle medie avevo deciso che il periodo per cominciare poteva slittare a metà liceo. Arrivato a quel punto avevo la sicurezza matematica che almeno in quinto, necessariamente prima degli esami, avrei dovuto studiare seriamente e l’avrei anche fatto diciamo con “piacere”.Quel piacere lì non ha mai bussato alla mia porta. E tutto ciò in ogni caso non è cambiato neanche all università. Mi domando quando verrò investito da questa ondata di maturità, che mi farà apprezzare lo studio, sky tg 24 e il vinello al ristorante.